{"id":1534,"date":"2014-08-18T10:40:47","date_gmt":"2014-08-18T08:40:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1534"},"modified":"2014-08-18T10:41:24","modified_gmt":"2014-08-18T08:41:24","slug":"memorie-di-dachau-il-diario-di","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1534","title":{"rendered":"Memorie di Dachau: il diario di Gaia Canaccini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/www.arcipiombino.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/immagine-diario-9.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1535 aligncenter\" alt=\"immagine diario 9\" src=\"https:\/\/www.arcipiombino.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/immagine-diario-9-300x164.jpg\" width=\"300\" height=\"164\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Gaia Canaccini<\/p>\n<p>08 aprile 2014<\/p>\n<p>Ore 5:05 la sveglia suona, mi alzo, mi vesto, prendo le mille valigie e scappo all&#8217;autobus. Sono pronta per un&#8217;altra \u201cavventura\u201dnella storia. Ho preso tutto, il coraggio e la forza necessari per partire. Dopo un viaggio che \u00e8 sembrato interminabile, siamo finalmente arrivati a Monaco.<\/p>\n<p>09 aprile 2014<\/p>\n<p>Stamani \u00e8 il giorno pi\u00f9 importante del nostro viaggio nella memoria. Andiamo a Dachau. Per me \u00e8 la prima volta in cui entro in un campo, il primo costruito, nato come campo di lavoro, ampliato con il tempo. Adesso nel campo \u00e8 stato allestito un museo dove vengono ripercorse le tappe dello sterminio ( in verit\u00e0 lo scorso anno sono entrata nel campo di Ravensbruk, ma non ho potuto davvero vedere cosa era un campo).<br \/>\nLa prima cosa che vedono i miei occhi \u00e8 quel grosso cancello con la scritta \u201cArbeit macht frei\u201d, il lavoro rende liberi. Incredibile credere che quella frase accogliesse i deportati, prigionieri e future vittime della crudelt\u00e0 umana.<br \/>\nIl cancello si chiude alle mie spalle, di fronte a me l&#8217;immenso piazzale per gli appelli; poteva contenere un&#8217;immensit\u00e0 di persone, \u00e8 una sensazione assurda, sentirsi il niente nel niente. Ho iniziato a camminare, solo il rumore dei sassi sotto i miei piedi, niente altro. Faceva freddo, il vento mi toccava la pelle io pensavo: i deportati prima di me hanno camminato su questi sassi, e loro non avevano n\u00e9 cappotti, n\u00e9 cappelli a proteggerli dal freddo. Di fronte al piazzale c&#8217;\u00e8 una baracca: dentro grandi stanze con letti a castello dove dormivano in troppi rispetto a quelli che che questi letti potevano ospitare. Potevano trovare un po&#8217; di sollievo con un materasso di paglia. Ed erano uomini, non animali.<br \/>\nIn un&#8217;altra stanza quelli che erano i bagni, file di water una di fronte all&#8217;altra, nessuna possibilit\u00e0 di privacy. Il campo \u00e8 immenso, non finisce pi\u00f9 ed io continuo a camminare nel viale alberato che separa le due file di baracche di 17 costruzioni ciascuna. In fondo un ponte, un cancello protetto da<br \/>\nfilo spinato: oltrepassare questo ponte voleva dire dirigersi verso la morte. Infatti qui si trovano i due forni, i nuovi e i vecchi. La sensazione \u00e8 sempre quella, un nodo allo stomaco, un senso di vuoto dentro e l&#8217;impotenza.<br \/>\nCosa posso fare?Qualcosa che io possa fare c&#8217;\u00e8: non arrendermi al tempo, non dimenticare mai. Ogni volta che mi viene data la possibilit\u00e0, devo coglierla, ed essere il tramite tra la storia, che io ho la possibilit\u00e0 di rivivere e i miei compagni.Queste esperienze sono esperienze di vita. Ti rendono migliore e ti fanno crescere. \u00c8 stato difficile allontanarsi da questo luogo, non solo per i cancelli, i recinti e il filo spinato, ma anche perch\u00e9 hai un peso troppo grande sullo stomaco. Una responsabilit\u00e0 enorme&#8230;..<br \/>\nRitorno a casa. Sicuramente avevo gi\u00e0 un bel peso da portarmi dietro (le mie valigie) ma adesso ho tanto in pi\u00f9 da dare e tenere con me.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gaia Canaccini 08 aprile 2014 Ore 5:05 la sveglia suona, mi alzo, mi vesto, prendo le mille valigie e scappo all&#8217;autobus. Sono pronta per un&#8217;altra \u201cavventura\u201dnella storia. Ho preso tutto, il coraggio e la forza necessari per partire. Dopo un viaggio che \u00e8 sembrato interminabile, siamo finalmente arrivati a Monaco. 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