{"id":1509,"date":"2014-08-01T10:42:56","date_gmt":"2014-08-01T08:42:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1509"},"modified":"2014-08-01T10:42:56","modified_gmt":"2014-08-01T08:42:56","slug":"memorie-di-dachau-il-diario-di-giulia-lambardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1509","title":{"rendered":"Memorie di Dachau: il diario di Giulia Lambardi"},"content":{"rendered":"<p>3. Giulia Lambardi<br \/>\n08 aprile 2014<br \/>\nViaggio molto lungo, abbastanza stancante, ma trascorso in compagnia e pieno di risate. \u00c8 il mio primo viaggio della memoria, quindi ho molte aspettative, buone naturalmente. In particolare anche dopo aver visto il piccolo video portato da Mauro, sono curiosa di visitare il campo di Dachau, di sapere che effetto mi far\u00e0 e come reagir\u00f2<br \/>\nDalla cena ci siamo resi conto che i tedeschi mangiano solo wurstel e savoiardi e che non hanno idea di come si faccia un budino al cioccolato.<br \/>\n09 aprile 2014<br \/>\nLa sveglia \u00e8 suonata un po&#8217; troppo presto, per cui siamo un po&#8217; tutti assonnati, ma pronti per la visita al campo di Dachau , il motivo per cui siamo venuti fino a Monaco. Attraversata una strada tutta dritta, siamo arrivati all&#8217;ingresso del campo dove si vede il cancello con la famosa scritta \u201cArbeit Macht Frei\u201d. L&#8217;aria \u00e8 abbastanza fredda per noi che siamo vestiti e abbiamo il giacchetto, quindi non riesco ad immaginarmi il freddo che dovevano avere i deportati quando arrivavano a quell&#8217;ingresso e venivano privati delle loro cose personali. Entrando, l&#8217;audio guida ci da qualche informazione sul campo e dopo aver dato un&#8217;occhiata generale alla struttura, entriamo nello spazio che oggi contiene il museo. L\u00ec per l\u00ec, entrando non mi sono resa bene conto delle effettive dimensioni del campo, la prima cosa che mi ha colpito \u00e8 stata la grande scultura ( non so se posso chiamarla cos\u00ec) davanti all&#8217;uscita del museo che a prima vista mi \u00e8 sembrata raffigurare molte persone ammassate e del filo spinato.<br \/>\nLa visita al museo \u00e8 stata molto interessante soprattutto perch\u00e9 faceva vedere il campo come era prima, tutti gli avvenimenti che hanno portato a quello che \u00e8 successo l\u00ec, alcune persone che vi sono morte e qualche oggetto che \u00e8 rimasto. Del museo la cosa che mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 stata la divisa a righe che dovevano indossare i deportati, sapere che quegli indumenti sono stati davvero portati da persone che erano a Dachau mi ha fatto riflettere e mi sono fermata un po&#8217; davanti all&#8217;armadio in cui erano. Durante la visita al museo abbiamo assistito alla proiezione di un documentario sul campo di Dachau, molto semplice e diretto, il messaggio arrivava subito. Mi \u00e8 stato utile guardare il filmato<br \/>\nprima di proseguire la visita al campo perch\u00e9 ci ha dato molte informazioni che secondo me erano indispensabili per continuare a visitarlo. Sinceramente una cosa che non mi ha colpito per niente sono state le baracche, l&#8217;interno, dove dormivano i deportati, perch\u00e9 era tutto ricostruito e quindi non vero; i letti erano troppo in buono stato, tutti perfetti, anche la grande sala con gli sgabelli e gli armadietti era, secondo me, ricostruita troppo bene. Mi ero immaginata tutte queste cose in modo molto diverso, pensavo di trovarle come erano allora, rovinate dal tempo, magari a pezzi, ma piene di storia, della storia di tutte quelle persone che hanno finito i loro giorni l\u00ec. Anche i bagni me li aspettavo in modo molto diverso, mi sono sembrati troppo in buono stato.<br \/>\nLa cosa che invece mi ha fatto riflettere e che mi ha messo diciamo \u201cin crisi\u201d \u00e8 stata la camera a gas. La stanza non era grande, ma buia, i visitatori tanti, tutti dentro a guardarsi intorno per vedere cosa ci fosse di speciale in quella stanza che avrebbe dovuto portare alla morte persone normali. In realt\u00e0 era una stanza come tante altre, doveva sembrare infatti un luogo dove fare la doccia, e non dove morire. Stare l\u00ec dentro mi ha fatto un effetto stranissimo, perch\u00e9 anche se quella stanza l\u00ec in particolare non era mai stata utilizzata, mi ha fatto pensare alla paura e alla disperazione di tutte le persone che vi sono entrate e alla mentalit\u00e0 criminale e non umana di chi le ha progettate. Un&#8217;altra cosa alla quale ho pensato durante la visita, \u00e8 la collocazione del campo, non fuori citt\u00e0, non in un luogo isolato, dove nessuno potesse arrivare per caso, ma proprio vicino alle case, sotto l&#8217;occhio di tutti,tante persone che sono state indifferenti e che non hanno fatto niente per informarsi e ribellarsi. \u00c8 veramente inspiegabile, come una persona con una coscienza possa arrivare a questo.<br \/>\nComunque la visita a Dachau non \u00e8 stata come la pensavo, le troppe cose ricostruite non mi hanno trasmesso quello che mi aspettavo; questo forse anche perch\u00e9 ormai siamo abituati a vedere tutto nei film, la nostra mente si abitua a certe immagini e vederle nella realt\u00e0 ormai non ci impressiona pi\u00f9. Inoltre facciamo sempre i paragoni con il campo di Auschwitz, che mostra in parte le cose come erano durante la guerra, e quindi pi\u00f9 vere e ti lascia pi\u00f9 pensieri su cui riflettere.<br \/>\nDiciamo che mi aspettavo di trovare un campo in condizioni pi\u00f9 misere e forse pi\u00f9 grande, ma da questa visita ho comunque imparato molte cose che prima non sapevo e che forse non venendo qui non avrei mai saputo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3. Giulia Lambardi 08 aprile 2014 Viaggio molto lungo, abbastanza stancante, ma trascorso in compagnia e pieno di risate. \u00c8 il mio primo viaggio della memoria, quindi ho molte aspettative, buone naturalmente. 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