{"id":1505,"date":"2014-08-01T10:35:19","date_gmt":"2014-08-01T08:35:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1505"},"modified":"2014-08-01T10:35:19","modified_gmt":"2014-08-01T08:35:19","slug":"memorie-di-dachau-il-diario-di-cecilia-venturelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcipiombino.it\/?p=1505","title":{"rendered":"Memorie di Dachau: il diario di Cecilia Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>Cecilia Venturelli<\/p>\n<p>8 aprile 2014<br \/>\nPrima di partire mi sono domandata come avrei reagito a questo viaggio&#8230;.non \u00e8 una gita scolastica come le altre. Ho pensato che avrei pianto davanti alla camera a gas, ai forni&#8230;.poi mi son detta \u201cchi vivr\u00e0 vedr\u00e0 non voglio pianificarmi tutto, soprattutto le emozioni!\u201d. L&#8217;ho pensato solo perch\u00e9 mi conosco e in genere reagisco cos\u00ec a queste cose. Vedere un campo dal vivo non \u00e8 esattamente come vederlo in un film, documentario o filmato d&#8217;epoca. Vedendo dall&#8217;autobus alcune linee ferroviarie, la mia mente per associazione ha pensato che forse, qualche tempo fa, su quei binari ci sono passati dei treni diretti anche a Dachau.<br \/>\nHa ragione comunque Tiziano Terzani quando dice che viaggiare con l&#8217;aereo limita molto, passi da un paese all&#8217;altro senza accorgerti veramente che hai passato la frontiera!<br \/>\nGuardando il video che nonno Mauro ci ha fatto vedere mi sono chiesta: &lt;&lt; ma \u00e8 giusto che mi diverta con i miei compagni se lo scopo di questo viaggio \u00e8 riflettere su qualcosa di tragico come tutto questo?&gt;&gt; Mi sono risposta che s\u00ec, mi devo divertire, ma devo anche essere consapevole che devo farlo nei momenti giusti.<br \/>\n09 aprile 2014<br \/>\nSono in autobus, mi sto avvicinando al campo di Dachau, penso: \u201c Ma chi ci abita vicino come fa? Cosa rispondono i genitori quando i loro figli chiedono \u201ccosa \u00e8 quello?\u201d Come \u00e8 vivere l\u00ec vicino oggi che \u00e8 un museo, e soprattutto come era quando era un campo vero!?!?<br \/>\nAll&#8217;entrata sentivo freddo, avevo i brividi, e quando ho passato il cancello ho pensato che era enorme immenso! Mi sembrava che avessero freddo anche le piante e il praticello verde. C&#8217;era silenzio, troppo! Gli stanzoni sono spartani, freddi, mi danno l&#8217;idea di sporco. Ci sono guide tedesche che accompagnano alcune scolaresche. \u00c8 solo un pregiudizio, ma mi da noia sentire la lingua tedesca qui dentro. Mi sono domandata come avrei reagito. Boh \u2026 Passare lo stesso cancello dei deportati non ti lascia indifferente&#8230;.e meno male che oggi c&#8217;\u00e8 il sole, ci fosse stata la pioggia o la neve forse sarebbe stato peggio. Sul computer della stanza della memoria ho trovato un uomo di Piombino morto qui a Dachau, Gragnani Giovanni. Mi sono resa conto ora che questo \u00e8 un avvenimento che mi \u00e8 vicino, perch\u00e9 coetaneo dei miei nonni. Vedere la baracca da dentro \u00e8<br \/>\nimpressionante, soprattutto per le condizioni igieniche. La distesa di tutte le baracche \u00e8 ancora pi\u00f9 impressionante, sembrano una distesa di tombe.<br \/>\nL&#8217;area del Krematorium \u00e8 quella che mi ha toccato pi\u00f9 di tutte. Sono entrata dalla direzione sbagliata&#8230;.ho fatto il percorso partendo dai forni, quindi mi sono ritrovata nella camera a gas senza sapere di esserci. Quando sono uscita e ho letto \u201cBrausebard\u201d ho capito, ci sono entrata di nuovo e mi sono immaginata nuda vicino a decine di altri corpi.<br \/>\nTornando indietro mi sono accorta della landa desolata che \u00e8 quel campo, e mi sono fatta le domande pi\u00f9 idiote, ma anche le pi\u00f9 pratiche quelle che non ti vengono in mente studiando su un libro:che lavoro facevano?, di che utilit\u00e0 era? Come facevano ad andare a dormire quelli che avevano il posto letto pi\u00f9 alto? I deportati se lo saranno chiesto il senso di tutto questo?Certo che s\u00ec, e che risposte si davano? Ma anche altre domande, tipo: se fossi stata un abitante delle case davanti al campo, cosa avrei fatto? Mi sarei tappata il naso e avrei chiuso le tende per non vedere anch&#8217;io? O mi sarei ribellata? Per rispondere sinceramente avrei dovuto vivere quella situazione. Ora come ora posso dire che mettendomi nei panni di un deportato molto probabilmente sarei morta quasi subito per esaurimento psicologico: quella divisa, quegli zoccoli, con quel freddo, quel numero al posto del nome e soprattutto quell&#8217;incertezza procurata volutamente dalle guardie&#8230;.non lo avrei sopportato a lungo.<br \/>\n11 aprile 2014<br \/>\nIl filmato che abbiamo visto nel viaggio di ritorno racconta tutto quello che le mie nonne mi hanno sempre raccontato sulla loro giovent\u00f9. Erano contente di avere almeno una volta a settimana un vestito nuovo da indossare. Quando crescendo hanno capito, si sono vergognate di tutto questo.<br \/>\nMi frulla una domanda in testa: \u201cMa perch\u00e9 tutti ce l&#8217;hanno sempre avuta con gli ebrei? Gi\u00e0 nell&#8217;antica Roma ci sono state le persecuzioni anti &#8211; ebraiche con Vespasiano, poi i pogrom russi, per finire con tutto questo?<br \/>\nHo una perplessit\u00e0: la mia generazione ( e soprattutto quelli pi\u00f9 piccoli ) che \u00e8 abituata in tv a film, telefilm con scene macabre, cos\u00ec come nei giochi per computer e game boy, vedere un campo avr\u00e0 lo stesso effetto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cecilia Venturelli 8 aprile 2014 Prima di partire mi sono domandata come avrei reagito a questo viaggio&#8230;.non \u00e8 una gita scolastica come le altre. 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