A Dachau c’eravamo anche noi…Le riflessioni di Francesca Ciaponi e Anita Bianco

FRANCESCA CIAPONI

…C’era una struttura, che prima serviva per smistare i deportati, una sorta di museo, dove erano
presenti oggetti e documenti che testimoniavano l’accaduto. Qui mi ha colpito molto la scritta in
tedesco sul muro che diceva “vietato fumare”… E’ stato molto toccante quando ho visto il grosso
libro nel quale erano contenuti i nomi delle vittime in quel campo di concentramento… Spero che si
continui a ricordare per non dimenticare… Solo la Memoria, infatti, permetterà a noi nuove
generazioni di poter costruire un mondo in cui tutti gli uomini si sentiranno uguali nel rispetto delle
diversità razziali, culturali, religiose, socio-economiche e sessuali.

ANITA BIANCO

Inizialmente prima dell’ingresso a Dachau l’atmosfera era leggera e spensierata, la classica gita
insomma… Ormai tutti sanno cos’è un campo di concentramento però è vista quasi come una cosa
irreale, come una leggenda… Di solito, anche se difficile, si tende a voler oscurare i brutti momenti
e far sparire tutto ciò che li riguarda, ma fortunatamente quell’edificio colmo di brutti ricordi è
ancora lì. Quando ho visto per la prima volta, di persona, i forni crematori, ho sentito come una fitta
allo stomaco ed è stata una delle sensazioni più forti che ho provato nel campo… Questo viaggio
per me è stato molto importante, mi ha fatto capire che la sete di potere porta a danneggiare
egoisticamente tutti gli altri attorno a sé, ma anche che la forza di volontà e l’altruismo possono
resistere a tutto ciò.

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