Memorie di Dachau: il diario di Giacomo Sandrini

Diario di Giacomo Sandrini:

09 aprile 2014

Sono a Monaco di Baviera. L’ho sempre sognato, è la città dei miei sogni. Precisa, antica e moderna allo stesso tempo. Circondata dai monti, dalle Alpi. Freddo intenso, neve fino ad aprile, ed un clima abbastanza mite in estate. Finalmente ci sono, dopo 10 ore di viaggio in cui ho visto tutta l’Italia del nord, il Tirolo italiano ed austriaco, Insbruck. Meravigliosa. Tutto è tranquillo, fa per me. Sono venuto due volte in gota in Germania eppure entrambe le volte non ho potuto e non posso tutt’ora, fare a meno di pensare alla storia travagliata e dolorosa di questa nazione. Una nazione che si è formata nel 1871 e che, malgrado abbia perso due guerre mondiali e sia stata divisa per anni in due stati, è riuscita a tornare la prima potenza europea.
Eppure non posso non pensare anche al fatto che, in soli 12 anni, questa grandiosa nazione sia stata tormentata (è questo il termine giusto?) da un male oscuro e imperdonabile.
Non credo che riuscirò mai a giustificare il nazismo. Qualsiasi cosa abbia fatto Hitler, non si può giustificare. Forse nemmeno spiegare. Provava odio fin nel midollo per quegli ebrei che probabilmente avevano costituito pure la sua famiglia. Non riesco a trovare una spiegazione razionale, o quanto meno logica.
Come non riesco a dire se i bombardamenti che hanno raso al suolo Berlino, Dresda, Amburcgo, etc. siano stati sbagliati. C’è tanto di inspiegabile in Germania. A partire dai campi di concentramento. Non erano addirittura costosi per le casse statali?Stamani siamo stati a Dachau. Non sono rimasto colpito dal campo in sé. Purtroppo la nostra società ci ha abituati a non provare emozioni. Sono rimasto colpito, ma forse ci vorrebbe una parola più forte, dall’uso che ne veniva fatto. Posso lievemente comprendere, ma non lo giustificherò mai, l’uso iniziale : eliminare gli oppositori. È quanto meno, parzialmente, razionale. Ma non è razionale sterminare gli ebrei in quanto tali. È diseconomico, illogico,stupido, e per di più malvagio

immagine diario 10 (1)

 

 

 

 

11 aprile 2014

Stiamo partendo. Torniamo a Piombino. È stato come ho già detto il mio secondo viaggio in Germania e posso dire che la amo sempre di più. Ne sono affascinato dalla lingua e dalla storia. Tutto ordinato, tutto moderno, pulito, civile. File di alberi in fiore costeggiano praticamente tutte le strade e anche la periferia è tirata a lucido. Anche Dachau è situato in un posto bellissimo, circondato da torrenti, prati e boschi. È veramente un paesaggio bucolico. E tuttavia dentro questo parco, vicino a case, fattorie e chiesette, c’era quello che tutti conoscevano e nessuno vedeva o voleva vedere. Il lato oscuro della luna, il lato oscuro dell’uomo. Quel Mr Hyde che spesso, per fortuna non sempre, vince la razionalità e si impossessa di noi. Eppure a Dachau non c’è niente di irrazionale apparentemente. Tutto, siamo in Germania, è ordinato, preciso, razionale. Meccanico. Malvagio. Malefico. Eppure, incredibilmente meditato, studiato, scrupolosamente realizzato. È una macchia enorme sulla candida veste della civile Germania. Una macchia indelebile che nulla può rimuovere. Si può nascondere, farne dimenticare l’esistenza, cucire sopra una toppa. E si può fare in due modi: negandone l’esistenza e cercando di allontanarne il ricordo. Penso che faccia così chi vive a Dachau, chi vive in questo paese. Spesso si sente dire ai tedeschi che Hitler era austriaco, come a volersi liberare di un’ombra oscura. Forse, però è l’unico modo per sopravvivere. Non condivido, ma lo capisco, almeno in parte. Quel che non capisco è come questi signori, questi “ uomini” che passavano tutto il giorno a meditare come eliminare la razza ebraica e a perpetrare la specie (come le bestie), amassero le scienze, la cultura e la musica. Ieri siamo stati al Deutsch museum; museo della scienza. Mi è tornata alla mente l’immagine di Dachau. Dachau è stato prodotto dalla scienza, da una ragione irrazionale. Un’ombra nera sotto questo cielo azzurro che ci lasciamo alle spalle.

Abbiamo da poco passato Mantova, la città di Virgilio. Alla televisione dell’autobus abbiamo visto un documentario sul fascismo. Mia nonna mi ha dato il suo “Libro della V° elementare” e un po’ l’ho sfogliato ed ho rivisto tutte quelle pagine nella mia mente. Mi ha profondamente toccato. Un po’ perché quel periodo della storia, quell’inverno del mondo, mi interessa, un po’ perché durante la guerra, a causa della guerra, mio nonno perse il fratello e il padre. E quando per l’ennesima volta ho sentito le parole di Mussolini da quel famigerato balcone in piazza Venezia, mi sono quasi commosso. Non so perché, anche se provo profonda repulsione verso il fascismo, il Duce e il Re, ne sono affascinato. Non li sopporto, ma quando sento e vivo i discorsi di Mussolini, mi sento parte della folla: vuol dire che erano efficaci. La gente lo supportava e ne era ammaliata. A tutti piace far parte di un paese grande, importante nel mondo. Mussolini aveva colto questo desiderio e posto le basi per i rabbiosi discorsi di Hitler. Il problema è che la retorica sulla via della grandezza non basta. Bisogna anche trovarsi dei nemici e poi vincerli. Prima i “negri” poi le “plutocrazie occidentali”, poi gli ebrei, il nemico perfetto, il nemico in patria. Sul libro della V° classe ci sarà più o meno un paragrafo sugli ebrei. Non erano importanti. E sono inutili strozzini, assassini di Cristo. Ma erano il nemico perfetto. In questa lotta Hitler era l’alleato ideale. La guerra andava bene e nel ’40 Mussolini si unì al Fuhrer. Vincere! Ma perdemmo. Non solo la guerra ma tante vite. Ora siamo a Modena. Il viaggio è ancora lungo…..

Abbiamo cantato “Bella ciao”. I valori dell’anti – fascismo mi scaldano il cuore più di qualsiasi cosa. Mi ispirano libertà, pace, bellezza. Per fortuna che tanti uomini e donne si sono contrapposti ai regimi neri, hanno lottato contro il male, si sono sacrificati e hanno vinto, loro sì, la guerra.

A Berlino, sul muro, c’è una scritta “Molti piccoli uomini, che in molti piccoli luoghi, fanno molte piccole cose, possono cambiare la faccia del mondo” .La semplicità di questi partigiani, di questi uomini semplici e puri non può che insegnarci. Ne dobbiamo fare tesoro. E stavolta davvero….”Bella ciao, ciao, ciao……”

 

immagine diario 10 (2)

Shortlink:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *