Memorie di Dachau: il diario di Claudia Ullo

Il Diario di Claudia Ullo

08 aprile 2014

La sveglia suona….è ora di svegliarsi, vestirsi e prendere l’autobus, sì quell’autobus che ci avrebbe portato in Germania. Durante il viaggio non sembrava di dover andare in quel posto, il posto della crudeltà, dove certi “uomini” erano considerati peggio delle bestie. Arrivati in Germania e più precisamente a Monaco, dopo 12 lunghissime ore, c’è la sistemazione in albergo, la solita confusione nella distribuzione delle camere; non conoscevo nessuno tranne Giulia che è diventata poi la mia compagna di stanza.
Sistemazione in albergo, assegnazione delle camere, “primi lavaggi”…. e finalmente cena. Non saprei dire se “Finalmente!”: iniziamo la nostra cena con una zuppa, come secondo i classici wurstel tedeschi e arriviamo al dolce…e che dolce! Budino, definito da loro al cioccolato, con savoiardo.

09 aprile 2014

Sveglia presto, colazione e autobus diretti a Dachau: il posto dove migliaia di persone, uomini, donne, bambini, ebrei, omosessuali…..hanno perso la loro vita o hanno vissuto in modo indecente. Saliamo sull’autobus e durante il tragitto Monaco – Dachau, nonno Mauro ci ha fatto vedere un filmato in preparazione a ciò che saremmo andati a vedere. Il filmato è stato molto toccante, vedere i soldati aprire i cancelli del campo di concentramento e vedere come erano ridotte queste persone. Ridotte alla fame, malati…..
Scesi dall’autobus ci dirigiamo tutti verso l’ingresso del campo e qui ci è stata consegnata una audio – guida che poi ci avrebbe illustrato tutto il percorso.
Iniziamo la nostra “avventura”passando il cancello dove tutti i deportati passavano. Sul cancello c’era una scritta, quella scritta che ha ingannato migliaia e migliaia di persone (il lavoro vi renderà liberi). Passare da quel cancello mi ha per un momento catapultata nel passato e un brivido freddo mi ha attraversato tutto il corpo….si entra. Devo essere sincera, credevo di avere una reazione diversa una volta entrata; non so, mi aspettavo qualcosa di diverso, forse perché le baracche dove i deportati dormivano erano state ristrutturate, ripulite. Mi hanno invece colpito alcune opere poste nelle sale di smistamento dentro al museo e all’esterno. Rendevano molto l’idea di ciò che erano la
disperazione, la tristezza era stampata nel loro volto, quel volto distrutto e smagrito da amene persone che si definivano di razza pura, superiori a tutto e a tutti.

Alle 10.30 nella sala film del museo hanno proiettato un documentario, anche questo molto toccante. La cosa che in qualche modo mi ha dato un po’ più noia a livello emotivo è stata la visione dei forni crematori e della camera a gas. È orrendo pensare che persone, indistintamente uomini, donne, bambini, venivano bruciati come se nulla fosse, oppure introdotti nella camera a gas, non in questa presente a Dachau che non è mai stata usata, con la scusa della doccia. Quando sono entrata sembrava di sentire quell’odore nauseante di putrefazione e di “uomo bruciato”; so che era impossibile, ma la mia mente ormai era condizionata da ciò che stava vedendo. Passando da un posto all’altro mi sono resa conto dell’effettiva grandezza di quel maledetto campo, delimitato da muri decorati, se così possiamo dire, da filo spinato che sembravano racchiudere in un recinto tante bestie. Mentre camminavo immaginavo quelle persone costrette a lavorare ai comandi dei generali tedeschi, indipendentemente dal tempo, pensavo “noi abbiamo freddo, con i piumini, le sciarpe , stivali e loro?” beh loro lavoravano solo con dei pantaloni e delle giacche spesso nemmeno della loro taglia e degli zoccoli che con il freddo facevano venire le vesciche, ma guai a chi si lamentava per qualcosa, altrimenti botte, punizioni o nei peggiori dei casi, la morte.                                                                                                                                                                         Personalmente tutto questo mi ha fatto riflettere un sacco. Ho capito molte cose, come apprezzare tutto ciò che abbiamo, non avere pregiudizi sulle persone. Queste sono esperienze che dovrebbero poter fare tutti, perché è solo grazie a questo e al sapere che l’uomo si forma, impara a convivere con le persone senza avere pregiudizi, impara ad apprezzare tutto ciò che lo circonda, impara a non odiare le persone solo perché hanno la pelle scura, o hanno un orientamento sessuale diverso. Sono queste le esperienze che rendono migliori gli uomini per far sì che tutto ciò che è accaduto nel passato non si ripeta mai più.

11 aprile 2014

Il nostro viaggio sta volgendo alla conclusione, da una parte felici di ritornare a casa, dall’altra dispiaciuti di abbandonare il legame creato con alcuni compagni di viaggio; ma anche se finisce, il ricordo di tutto ciò che ho vissuto lo porterò sempre dentro di me come un prezioso bagaglio.

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